Anna il “Sergente di ferro”

Il secondo posto ottenuto dalla prima squadra maschile in Coppa Italia, risultato storico per la Lazio Hockey Giovani, la finale, sempre della Coppa Italia, sfiorata dalla Lazio femminile ed il possibile approdo alla finale promozione della Serie A2 indoor maschile, hanno nell’ottima condizione fisica il comune denominatore. Gli atleti della Lazio corrono di più e meglio, hanno tanta energia e riescono a tenere meglio il campo anche nei minuti finali quando la stanchezza si fa sentire di più. Il merito di questo va attribuito alla grande serietà ed alla costanza negli allenamenti degli atleti biancocelesti ma anche e soprattutto al lavoro della preparatrice atletica.

Anna Sanna, che da quest’anno collabora con la Lazio Hockey ed è preparatrice atletica delle formazioni senior maschili e femminili, è l’artefice di tutto questo.

Giunta alla corte di Roberto Brocco quasi per caso, in sostituzione di un collega che non poteva ricoprire l’incarico, Anna si è subito fatta apprezzare per la sua grande professionalità, la sua simpatia ed il suo modo di allenare sempre vario ed anche divertente. Ma è lei stessa a raccontarci il suo arrivo alla Lazio Hockey: “L’incontro con Roberto Brocco è stato abbastanza rocambolesco. La Lazio Hockey aveva individuato in Roberto Piscitelli, mio caro amico e grande preparatore atletico del Coni, la figura giusta per allenare le prime squadre, maschile e femminili. Roberto, non potendo ricoprire questo incarico mi ha proposto il ruolo e, dopo un colloquio con il Presidente Brocco, ho deciso di provare questa esperienza perché, pur avendo intrapreso la carriera di preparatore atletico per società di atletica leggera, come l’Atletica Macomer in cui ho lavorato per dodici anni, ho comunque lavorato con squadre di basket e di calcio”.

E l’hockey su prato?

“Sono sincera. L’hockey su prato proprio non lo conoscevo. Ho voluto provare soprattutto perché non conoscendo questo sport ne ero incuriosita. Ho studiato un po’ di cosette per capire come funzionava il gioco ed ho appreso subito che c’è una pallina molto pericolosa per la mia vita di cui ho un grande terrore”.

È per questo che dopo la sessione di allenamento scappi subito e non vieni mai a vedere una partita di hockey?

“È proprio cosi (ride). Ho molto paura di questa pallina che so essere molto pesante e pericolosa”.

Da dove viene Anna Sanna

“Sono sarda di Macomer e svolgo questo lavoro dagli anni 90 proprio con l’Atletica leggera quando si affiancava un istruttore che di preparazione non ne sapeva niente. Con il passare del tempo anche le tecniche di preparazione si sono evolute diventando sempre più moderne ed efficaci”.

Come è stato il tuo impatto con la Lazio Hockey?

“Qui sono tutti molto simpatici e carini. All’inizio ho avvertito un po’ di soggezione nei miei confronti ma poi col passare del tempo mi hanno accettata ed ora gli allenamenti sono anche abbastanza divertenti”.

Non per niente sei stata soprannominata come il “Sergente di ferro”

“Non esageriamo. Mi piace far lavorare gli atleti per ottenere da loro il massimo del risultato ma il mio metodo è abbastanza semplice. Sono un amante dell’atletica e ritengo che la preparazione dei giovani possa essere svolta anche senza entrare in una palestra attrezzata. Poi ovvio che si arriva in un momento in cui i ragazzi grandi passeranno alla palestra ma per l’attività con i pesi non hanno bisogno di un preparatore. È una cosa che possono fare da soli. Io punto sul fatto che questi ragazzi si devono soprattutto muovere, devono correre e poi grazie alla corda svolgono anche esercizi divertenti. Molto importanti sono poi gli esercizi di allungamento muscolare”.

Domanda a bruciapelo. Sono più bravi i ragazzi o le ragazze?

“Sono tutti molto carini e, in questi due gruppi che sto seguendo il livello è altissimo sia nelle ragazze che nei ragazzi. Tutti ascoltano, fanno gli esercizi e lavorano con grande impegno”.

Lasciamo Anna al suo lavoro strappandogli la promessa di venire, di tanto in tanto, ad assistere a qualche gara di hockey su prato dal vivo. Naturalmente ben al riparo dalla pallina che tanto la terrorizza.

Max U.

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