Ce lo aveva promesso Alessandra Rocchetti, capitano della Lazio femminile senior ed Under 21, che terminate le fatiche di questa intensa stagione avrebbe parlato con noi per tirare le somme di un anno di hockey davvero entusiasmante.

Alessandra scommessa quasi vinta, non è arrivata la promozione in A1 ma lo scudetto U21 l’abbiamo portato a casa.

È vero gli obiettivi erano due e molto ambiziosi. Nella finale per la promozione in A1 ce la siamo giocata. Dopo la vittoria con la Moncalvese è arrivata la sconfitta con il Padova ma nella terza con il Torino, in una partita bellissima e tirata, siamo stati  a due minuti dalla sfida decisiva. Purtroppo abbiamo pagato il fatto di essere una squadra molto giovane.  Nel viaggio di ritorno pensavamo già alla finale U21 …

Come hai vissuto la vigilia delle finali.

È stata una settimana intensa. Sabato c’era grande tensione. La partita con la Ferrini ha sciolto il ghiaccio e dopo è andato tutto in discesa. Grande attenzione ma in noi c’era la sicurezza di essere superiori tecnicamente e atleticamente e in campo si è visto. In ogni partita non c’è mai stato dubbio su chi avrebbe vinto, nel punteggio e nel gioco. Una pressione continua che le avversarie non hanno retto. Non a caso abbiamo chiuso con 0 goal subiti, Camilla miglior realizzatrice e Karolina miglior giocatrice del Torneo.

Sicura di Vincere?

Sicura no, due anni fa abbiamo sfiorato il titolo in una partita secca con il San Saba. Lo scorso anno, secondo me,  eravamo favorite ma il CoVid ha bloccato tutto. Quest’anno lo scudetto era l’obiettivo, la società ci è stata vicino con grandi sforzi e lo meritava.

A chi dedichi questa vittoria?

A tutte le  mie compagne, ragazze fantastiche che hanno dato il massimo. Ci siamo sacrificate in un momento veramente difficile. A Roberto, a mio padre, a Giampiero e a Claudio che lo ha affiancato, ad Amanda (la mental coach ndr) e a tutte quelle persone che hanno creduto che ce l’avremmo fatta.

Quando hai alzato la coppa?

Roberto non la lasciava mai e io volevo correre dalla squadra. È stato un momento comico ma emozionante come l’abbraccio con le compagne.

 E ora?

Facciamo festa. Quando ho cominciato a giocare , 10 anni fa, la squadra femminile non esisteva. Siamo  arrivate qui e ce la vogliamo godere , ma un obbiettivo in testa l’abbiamo…

Max U.

 

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